Chi è Mr Li l’immobiliarista, che si gode il pari nel derby

Difficilmente uno sceneggiatore di thriller sarebbe stato in grado di scrivere una trama più azzeccata ed avvincente per la prima allo stadio Giuseppe Meazza di San Siro del neopresidente del Milan, Yonghong Li. Prima che è coincisa con un derby con l’Inter. Squadra del connazionale, Zhang Jindong, l’altro imprenditore cinese del calcio italiano il presidente e fondatore del colosso di elettrodomestici Suning Commerce Group.

Dalla delusione del primo tempo sino al tripudio del pareggio, agguantato qualche secondo dopo l’ultimissimo minuto di gioco, sul viso del presidente rossonero si è potuto leggere tutta la gamma di emozioni che il pallone è in grado di offrire. Tutte rimbalzate in mondovisione, o quasi. La scelta di far giocare la partita più importante della 32esima giornata di campionato di Serie A alle 12.30, infatti, è stata una risposta all’esigenza di offrire ai telespettatori in Cina lo spettacolo del derby italo-cinese a orari umani e non a notte fonda. E se è vero, come si è letto in giro, che Oltremuraglia si sono radunati davanti agli schermi oltre 500mila tifosi, è evidente che si è trattato di un’esigenza più che legittima.

Chi è Mr Li?

La compravendita del Milan, che ha sancito la fine dell’era Berlusconi alla testa dei rossoneri, è stata parecchio travagliata. Tra caparre, ritardi, rinvii e con sullo sfondo un clima profondamente cambiato a livello di interesse che il Piano quinquennale da Pechino ha deciso di accordare agli investimenti cinesi nel calcio in Europa, il closing è rimasto in dubbio lungamente.

Normale quindi che uno dei motivi di interesse sia quello di comprendere chi sia l’imprenditore Li e come abbia finanziato l’acquisizione. Li è nato in Cina nel 1969 e riferisce di possedere un patrimonio di oltre 500 milioni di euro, secondo quanto riportato dal Sole 24Ore.

Il portafogli che vanta sarebbe diversificato in diverse società cinesi, con una maggior concentrazione nel settore dell’imballaggio e in quello dell’estrazione mineraria, in particolare nelle miniere di fosfati. Il focus dell’attività economica e finanziaria di Li, però, è nell’immobiliare e passa attraverso una partecipazione del 28% del New China Building, un enorme progetto di sviluppo commerciale, che svetta su 48 piani, a Guangzhou. Facile prevedere che, se verranno trovati i soldi, il nuovo Milan punterà sullo stadio di proprietà.

Scaramanticamente si possono considerare buone notizie per i tifosi milanisti: anche Berlusconi, prima di diventare Sua emittenza, iniziò la propria carriera nel business immobiliare come sviluppatore di Milano 2. Li, però, non figura nell’elenco di Forbes dei 400 ricchi uomini in Cina, mentre l’ex cavaliere è stato il 13esimo proprietario sportivo più ricco al mondo, con un patrimonio di un valore di 7 miliardi di euro.

E come ha comprato il Milan?

Per finanziare l’acquisizione del club rossonero, Li ha ricevuto il sostegno da parte del fondo hedge americano Elliot. Lo stesso salito alla ribalta delle cronache immobiliari e finanziarie in Italia la scorsa estate, quando ha lanciato una serie di Opa su alcuni fondi immobiliari quotati a Piazza Affari.

Elliot ha fornito quasi la metà della somma necessaria per conquistare Milano – circa 300 milioni di euro – che deve essere rimborsata entro ottobre 2018. Tuttavia, il prestito è stato accordato con un tasso d’interesse dell’11%, che comporta un costo del finanziamento stimabile attorno a 30-35 milioni di euro, più una fee di arragment (più o meno un preliminare) di 15 milioni di euro.

Secondo gli analisti sarà dura per Li riuscire a rimborsare debito e interessi solo attraverso le entrate del Milan che dovrebbe chiudere il bilancio in rosso per 70-80 milioni, meno dei 180 milioni persi tra il 2014 e il 2015, ma comunque troppo. Qualche problemino con il fair play finanziario imposto dall’Uefa ci potrebbe quindi essere, sebbene la squadra potrebbe chiedere di godere di una deroga in forza di un piano economico da presentare per i prossimi 3-5 anni.

Alcuni commentatori, più pessimisti, ritengono addirittura che la squadra potrebbe trarre beneficio dalla non qualificazione ad alcuna coppa europea. In questo caso, infatti, la squadra non avrebbe grandi limitazioni, nemmeno tecniche, nella vendita dei giocatori; che sono l’unico asset con cui, in questo momento, pare possibile fare cassa.

Tra tifosi e frequentatori di bar, a Milano, si dice che la cartina di tornasole sarà la decisione che la squadra prenderà sul portiere Gianluigi Donnarummma. Per l’acquisto del giovanissimo fenomeno rossonero circolano indiscrezioni secondo le quali molte grandi squadre, anche se non soprattutto europee, sarebbero pronte a far follie, con cifre addirittura a otto zeri. Se la nuova dirigenza sceglierà di tenerlo e lanciarlo come nuova bandiera rossonera per i prossimi 20 anni, ignorando le sirene provenienti da Oltremanica, argomentano i tecnici da bar, allora vorrà dire che Li ha intenzioni davvero serie.

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