Dall’Internet delle cose, all’Internet delle… case

Il robot cuoco di Moley Robotics

Antifurti, caldaie, forni e cucine comandati a distanza con un semplice tocco di smartphone. Non è solo l’ultima trovata tecnologica in esposizione al Ces di Las Vegas o al Mwc di Barcellona (in corso sino al 2 marzo), ma potrebbe presto essere la realtà per tutti noi.

Se la casa è tradizionalmente il fiore all’occhiello degli italiani, una casa totalmente digitalizzata è probabilmente il futuro (prossimo o quasi) della gran parte dei nostri connazionali, affascinati come sono dalla tecnologia. E i dati sembrano dar ragione a questa ipotesi: una ricerca sulla “smart home” prodotta dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano ha infatti evidenziato come il cosiddetto Internet delle cose stia entrando non solo dalla porta principale, ma da tutti i serramenti delle abitazioni tricolori. Già il 26% degli italiani, secondo la ricerca, possiede un dispositivo connesso a Internet per la gestione della propria casa, e se ancora non lo ha, nel 50% dei casi attende un’offerta più matura per acquistarlo.

Un mercato in forte crescita

Il mercato dell’IoT domestico vale nel 2016 qualcosa come 185 milioni di euro (225 milioni di fatturato in Europa, secondo l’ultimo report della Ceced), in crescita del 23% annuo, e solo la fantasia del Made in Italy può porre limiti a quanto questa percentuale potrà continuare a crescere grazie alle soluzioni digitali applicate al design domestico. E non si tratta solo di dispositivi di sicurezza, che rappresentano il 31% dell’offerta, ma anche di controllo degli elettrodomestici da remoto (il 10% dei prodotti), la gestione dei dispositivi climatizzatori (8%) e il monitoraggio dei consumi elettrici (10%).

Una distribuzione che cambia

Anche i canali di distribuzione si evolvono: se l’82% del mercato dipende ancora dalla filiera tradizionale, i retailer di nuova generazione (servizi collaterali ed e-commerce) ne coprono il restante 18%, per un valore di 30 milioni di euro. Perfino le aziende di telecomunicazioni iniziano ad offrire Sim card con piani tariffari destinati al traffico dati necessario per far funzionare gli applicativi digitali per la gestione della casa. E anche le assicurazioni casa iniziano a prevedere polizze specifiche per gli smart device domestici.

Sbarcano poi sul mercato i grandi marchi del web, come Google e Amazon, e non è escluso che anche Facebook ci metta lo zampino: la domotica infatti è sempre più social, data la necessità di far comunicare tra loro i vari dispositivi, ma anche chi li possiede. Le case produttrici, attraverso la socializzazione delle esperienze dei vari device, potranno poi raccogliere dati sul loro funzionamento e utilizzarli per migliorarne le prestazioni e per personalizzarle sempre più. Mark Zuckerberg avrebbe in effetti allo studio una piattaforma dotata di tecnologia di connessione wireless ad alta velocità e a corto raggio che faccia funzionare i vari apparecchi non attraverso comandi complicati da impartire (come tale tecnologia in effetti richiederebbe) ma semplicemente adattandoli ad un profilo personale (tale e quale la propria bacheca Facebook) nel quale siano già state caricate preferenze, abitudini e perfino impegni salvati in calendario dal padrone di casa. È breve il passo da qui all’immaginare quali problemi di sicurezza e di sensibilità dei dati ciò comporterà, ma la fantasia di Zuckerberg corre a briglie sciolte, e probabilmente verrà realizzata nei prossimi anni.

Intanto fin da quest’anno dovrebbe essere disponibile sul mercato il robot da cucina di Moley Robotics. Non un frullatore qualunque, ma una intera cucina, fornita di braccia meccaniche controllate da remoto tramite smartphone che, scaricando le ricette dei migliori chef al mondo, sono in grado di preparare direttamente a casa i piatti più raffinati in modo completamente automatico. Una volta programmato e messo in moto, l’androide è in grado di maneggiare qualsiasi strumento, dai coltelli ai frullatori, e di farci trovare pronta in tavola, al nostro rientro a casa, una tra 2mila specialità già caricate nella memoria dati. Il prezzo iniziale di questa meraviglia è di circa 14mila euro: ma presto dispositivi come questo potrebbero diventare molto più abbordabili, e dare il la per la produzione di androidi giardinieri, colf, imbianchini, e chi più ne ha più ne metta.

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